La cattedrale di Sioni a Tbilisi: quattordici secoli di distruzioni, la croce di vite di Santa Nino e come visitarla nella città vecchia
La cattedrale di Sioni non è la chiesa più grande di Tbilisi né la più antica in piedi, ma per otto secoli è stata la chiesa che contava: la sede del patriarca di Georgia, dove si incoronava, si giurava e si seppelliva, finché nel 2004 il patriarcato si è trasferito nella nuova cattedrale di Sameba, sulla collina di fronte. Sta in via Sioni, nel quartiere di Kala, a dieci minuti da piazza della Libertà, con la cupola di pietra gialla che spunta tra i balconi, e dentro, a sinistra dell'altare, custodisce la croce di tralci di vite che Santa Nino portò nel IV secolo e con cui si convertì il paese. Questa guida racconta la storia di un edificio abbattuto sei volte, cos'è la croce, come sono gli affreschi e i campanili, e come visitarla senza farsi fermare alla porta.
Quattordici secoli di distruzioni
La cominciò Guaram, principe di Iberia, alla fine del VI secolo, e la finì Adarnase nel VII, con il nome del monte Sion di Gerusalemme, che in Georgia fu dato a molte chiese dedicate alla Dormizione della Vergine. Da allora l'hanno distrutta gli arabi nel VII secolo, il corasmio Jalal ad-Din nel 1226, quando, secondo le cronache, fece mettere le icone della cattedrale sul ponte del Mtkvari e uccise chi non volle calpestarle, Tamerlano nel 1386, i persiani nel 1522 e di nuovo nel 1795, quando Agha Mohammad Khan bruciò tutta Tbilisi, e un terremoto nel 1668; e l'hanno sempre rialzata, per cui l'edificio che si vede è una somma: mura medievali dei secoli XII e XIII, cupola rifatta nel XVII, facciata e decorazione dell'Ottocento sotto i russi e restauri degli anni ottanta. Fu la cattedrale del patriarcato di Georgia fino al 2004, e nel cortile sono sepolti diversi catholicos.
La croce di vite di Santa Nino
La croce la fece, secondo la tradizione, Nino stessa, la giovane della Cappadocia che convertì il re Mirian e la Georgia verso l'anno 326, con due tralci di vite legati con i suoi capelli, e per questo ha i bracci cadenti, come una vite, ed è la forma di croce che si vede in tutto il paese. Rimase nascosta in montagne e monasteri di Armenia e Georgia durante secoli di invasioni, passò per Mosca nel Settecento e nel 1802 lo zar Alessandro I la restituì a Tbilisi, a questa cattedrale, dove da allora è custodita in un reliquiario d'argento a sinistra dell'altare, dentro una teca. Ciò che vedi è il reliquiario e, nelle grandi feste, la croce; non è al Museo Nazionale, come a volte si legge. È la reliquia che la Chiesa georgiana venera di più, e i fedeli fanno la fila per baciare il vetro.
L'edificio, gli affreschi e i campanili
Fuori è una chiesa georgiana a croce inscritta con cupola conica su tamburo, di pietra gialla di Bolnisi, senza altra decorazione che le finestre; dentro è scura e dipinta per intero. Gli affreschi non sono medievali: li fece tra il 1850 e il 1860 il principe Grigorij Gagarin, pittore russo appassionato di bizantino, che coprì muri e cupola di santi su fondo blu e disegnò l'iconostasi, e che è stato criticato e accettato in parti uguali; nel Novecento furono in parte restaurati. Di fronte alla porta, dall'altra parte della via, c'è il campanile vecchio, a tre piani, del 1425, eretto dal re Alessandro I e ricostruito nel 1939, e all'angolo del cortile il campanile nuovo, del 1812, il primo edificio neoclassico russo di Tbilisi, bianco e con colonne, che è quello che stona e quello che tutti fotografano.
Come visitarla
È aperta tutti i giorni dalla mattina alla sera, l'ingresso è gratuito e c'è la liturgia cantata la domenica mattina, quando impressiona di più e quando meno si può girare dentro. È un tempio in uso e vale il codice degli ortodossi georgiani: le donne con il capo coperto e gonna o pantaloni lunghi, gli uomini senza pantaloncini; alla porta ci sono foulard e gonne avvolgenti in prestito, e non si fotografa chi prega. Si arriva a piedi in dieci minuti da piazza della Libertà per via Kote Abkhazi, ed è a cinque dalla chiesa di Anchiskhati, la più antica della città, e a dieci dai bagni sulfurei e da Narikala, quindi sta in una mattina nella città vecchia. Per seguire la storia di Santa Nino bisogna andare a Mtskheta, a 20 km, al monastero di Samtavro, dove visse sotto un rovo; la sua tomba è a Bodbe, in Kakheti.
Domande frequenti
Cos'è la croce di Santa Nino?
La croce di due tralci di vite legati con i capelli con cui, secondo la tradizione, Nino convertì la Georgia verso l'anno 326; ha i bracci cadenti ed è il simbolo della Chiesa georgiana. È custodita nella cattedrale di Sioni dal 1802, in un reliquiario d'argento a sinistra dell'altare, e si mostra nelle grandi feste.
È aperta al pubblico?
Sì, tutti i giorni, con ingresso gratuito, e con la liturgia la domenica mattina e nelle feste; è un tempio in uso, quindi si fa silenzio, ci si copre il capo se si è donne, non si entra in pantaloncini e non si fotografa chi prega. Alla porta prestano foulard e gonne.
Che differenza c'è tra Sioni e Svetitskhoveli?
Sioni è la cattedrale storica di Tbilisi, sede del patriarca fino al 2004 e casa della croce di Santa Nino; Svetitskhoveli, a Mtskheta, a 20 km, è più grande, dell'XI secolo, Patrimonio dell'Umanità, il luogo dove si incoronavano e seppellivano i re e dove la tradizione colloca la tunica di Cristo. Si vedono entrambe lo stesso giorno.