— Itinerario —

Rotta del Caucaso: Azerbaigian e Georgia in 12 giorni

12 giorni Bakú - (GYD) → Batumi (BUS)

Una linea da est a ovest senza alta montagna, pensata per chi preferisce vigneti, monasteri e mare ai passi di montagna. L'Azerbaigian sono quattro giorni, con Baku, Absheron, Gobustan e Sheki. La Georgia comincia dalla Kakheti: la degustazione da Khareba e Alaverdi con notte a Telavi, e Sighnaghi e Bodbe sulla strada per Tbilisi, dove ci sono due notti e una giornata a piedi. Poi l'ovest: Mtskheta, Uplistsikhe e Gori fino a Kutaisi, Bagrati, Motsameta, Gelati e Nikortsminda, e la grotta di Prometeo con la barca di Martvili fino a Batumi.

Una giornata sulla costa, con la fortezza di Gonio e il museo Borjgalo, e trasferimento in aeroporto il dodicesimo. Sei hotel, due guide e un ritmo medio: solo la giornata di Sheki supera le cinque ore di auto. Tra settembre e ottobre le giornate in Kakheti cadono nella vendemmia.

Itinerario

1º Giorno - Trasferimento dall'aeroporto di Baku a Baku

Strada totale del giorno - 20KM 0 Ore e 30 Minuti Arrivo. Qualcuno del team ti aspetta in aeroporto con un cartello; il resto della giornata è tuo. Strada 20KM 0 Ore e 30 Minuti

2º Giorno - Baku - Absheron - Baku

Strada totale del giorno - 94KM 2 Ore e 4 Minuti Il palazzo degli Shirvanshah, Ateshgah, Yanardag, il centro Heydar Aliyev e Yashil Bazar. Sono 94 km; partiamo presto per non andare di fretta. Strada 9KM 0 Ore e 25 Minuti

Palazzo degli Shirvanshah

Palazzo degli Shirvanshah Gli Shirvanshah governarono questa costa per quasi mille anni, e quando nel XV secolo si trasferirono da Shamakhi a Baku, fuggendo dai terremoti, si costruirono questo palazzo in cima alla città vecchia. Non è un palazzo di saloni dorati: è un complesso di calcare chiaro, sobrio, con il divan dove si ricevevano le udienze, la moschea, il mausoleo di famiglia, i bagni e la tomba di Seyid Yahya Bakuvi, il saggio di corte. Il portale orientale, del 1585, è il pezzo più lavorato. Patrimonio UNESCO dal 2000, insieme alla Torre della Vergine. Un'ora, compresa la spiegazione di chi era chi. Sta a cinque minuti a piedi dalla Torre della Vergine, così le due visite si concatenano. Nel pomeriggio la pietra prende un colore dorato che vale la foto. Strada 21KM 0 Ore e 30 Minuti

Ateshgah, il tempio del fuoco

Ateshgah, il tempio del fuoco Le fiamme che vedi sull'altare oggi escono da un tubo; quelle vere si spensero nel 1969, quando i pozzi intorno esaurirono il gas che per secoli era uscito da solo dal terreno. Questo non toglie interesse al posto: Ateshgah, a Surakhani, a 30 km da Baku, lo costruirono nel XVII e XVIII secolo mercanti indù e sikh venuti da Multan, nell'attuale Pakistan, che adoravano il fuoco e pagarono le celle intorno al cortile pentagonale. Restano iscrizioni in sanscrito e in punjabi sopra le porte. È museo dal 1975 e candidato alla lista UNESCO. Tre quarti d'ora, buona parte al sole. La storia che conta qui è quella di un luogo di passaggio: zoroastriani, indù e commercianti della via dell'India che pregavano la stessa fiamma in pieno califfato. Strada 35KM 0 Ore e 30 Minuti

Yanardag, la montagna che brucia

Un versante di arenaria largo dieci metri che brucia da decenni senza che nessuno lo alimenti. Il gas filtra dalla roccia e, una volta acceso, non si spegne né con la pioggia né con la neve; la storia locale dice che fu un pastore con una sigaretta negli anni Cinquanta. Yanardag vuol dire "montagna che brucia", è a 27 km da Baku ed è la spiegazione più breve del perché l'Azerbaigian viene chiamato la terra del fuoco: gli zoroastriani veneravano fiamme così molto prima del petrolio. Le fiamme arrivano a un metro, a volte di più quando il vento stringe. È riserva protetta dal 2007 e nel 2019 le hanno messo un centro visitatori e delle gradinate. Mezz'ora, e se si può scegliere, al tramonto: di giorno, con il sole, il fuoco quasi non si vede. Strada 17KM 0 Ore e 35 Minuti

Centro Heydar Aliyev

Centro Heydar Aliyev Non c'è una sola linea retta in tutto l'edificio. Zaha Hadid lo progettò come un'onda bianca che esce dal suolo e fu inaugurato nel 2012; è di gran lunga la cosa più fotografata della nuova Baku. Dentro il Centro Heydar Aliyev ci sono mostre che cambiano, una collezione di auto d'epoca e un museo dedicato al presidente che dà il nome all'edificio, padre di quello attuale. Lo diciamo perché si capisca cos'è: un grande edificio di architettura e, insieme, un monumento di Stato. La cosa migliore è l'ora: al tramonto la facciata cambia colore e la gente del quartiere esce a passeggiare sul prato davanti. Un'ora se entri, venti minuti se gli giri solo intorno, che vale comunque. Strada 2KM 0 Ore e 4 Minuti

Yashil Bazar, il mercato verde

Se vuoi sapere cosa mangia Baku, è qui. Lo Yashil Bazar è il mercato coperto di sempre, un edificio sovietico senza alcun fascino fuori e pieno di vita dentro: melagrane e cachi in autunno, montagne di erbe fresche che qui si mangiano come insalata, formaggi di pecora, frutta secca, zafferano dello Shirvan, sottaceti di tutto ciò che si può mettere sottaceto e, in alcuni banchi, caviale del Caspio a prezzi che conviene chiedere due volte. Ti faranno assaggiare senza che tu lo chieda e si aspettano che contratti, che fa parte del gioco. Tre quarti d'ora. Porta banconote piccole e, se compri spezie o frutta secca, chiedi che te le chiudano sottovuoto, che poi viaggia meglio. Strada 10KM 0 Ore e 4 Minuti

3º Giorno - Baku - Gobustan - Baku

Strada totale del giorno - 204KM 3 Ore e 30 Minuti Prima Gobustan, poi i vulcani di fango e il museo del Tappeto. 204 km, 3 ore e 30 minuti; pranziamo lungo la strada. Strada 70KM 1 Ore e 5 Minuti

Gobustan, i petroglifi

Gobustan, i petroglifi A 60 km a sud di Baku, in un paesaggio di pietra e vento accanto al Caspio, ci sono più di seimila disegni incisi nelle rocce: cacciatori, tori, barche di canne, donne che danzano. I più antichi hanno circa quarantamila anni e i più recenti sono medievali. Gobustan è Patrimonio UNESCO dal 2007 e ha un museo moderno all'ingresso che conviene vedere prima di salire, perché senza le rocce sono solo rocce. Due cose che cerchiamo sempre: l'iscrizione romana della XII legione, del I secolo, la più orientale lasciata dall'Impero, e il "gavaldash", una lastra che suona come un tamburo quando la si colpisce con una pietra. Un'ora e mezza con il museo. Fa caldo d'estate e c'è vento quasi sempre. Strada 30KM 0 Ore e 50 Minuti

Vulcani di fango

Quasi la metà dei vulcani di fango del pianeta sta in Azerbaigian, circa quattrocento, e i più facili da vedere sono quelli di Gobustan, su una collina spoglia vicino ai petroglifi. Sono coni di fango grigio di uno o due metri che ruttano gas e bolle ogni pochi secondi; il fango esce freddo, si può toccare, e ogni tanto qualcuno sputa. Niente lava: è gas del sottosuolo che si apre la strada per lo stesso motivo per cui qui c'è il petrolio. In cima si sale con le vecchie Lada della gente del posto per una pista di terra, ed è metà del divertimento. Lassù non c'è niente: né ombra, né bagni, né acqua. Mezz'ora. Dopo la pioggia la pista diventa un pantano e a volte non si riesce a salire. Strada 84KM 1 Ore e 25 Minuti

Museo del Tappeto

Museo del Tappeto L'edificio è già una dichiarazione: un tappeto arrotolato di vetro e metallo in pieno lungomare di Baku, aperto nel 2014. Dentro, il Museo del Tappeto conserva più di diecimila pezzi e spiega qualcosa che in Azerbaigian si prende sul serio: la tessitura dei tappeti è nella lista del patrimonio immateriale UNESCO dal 2010, e ogni regione (Quba, Shirvan, Karabakh, Tabriz) ha i suoi disegni e i suoi colori, che un azero distingue a dieci metri. Al piano terra di solito ci sono tessitrici al lavoro, ed è la parte che prende di più: vedere i nodi uno a uno e capire perché un buon tappeto costa quello che costa. Un'ora. Se pensi di comprare un tappeto durante il viaggio, passa prima di qui per sapere cosa stai guardando. Strada 20KM 0 Ore e 10 Minuti

4º Giorno - Baku - Shamaki - Sheki

Strada totale del giorno - 347KM 5 Ore e 27 Minuti Giornata con 5 ore e 27 minuti al volante, che non è poco, e in cambio il mausoleo di Diri Baba, Yeddi Gumbez, il palazzo dei khan di Sheki e la chiesa albanese di Kish. Strada 90KM 1 Ore e 20 Minuti

Mausoleo di Diri Baba

Mausoleo di Diri Baba Una sosta breve sulla strada da Baku a Shamakhi, nel villaggio di Maraza: un mausoleo a due piani del 1402 addossato alla parete di un burrone, come se uscisse dalla roccia. Diri Baba significa "il nonno vivo", e il nome viene dalla leggenda di un santo sufi il cui corpo, dicono, non si decompose. Per secoli fu luogo di pellegrinaggio e di eremiti; oggi è restaurato e vuoto. Si sale per una scala stretta fino al piano superiore e, attraverso un passaggio, fino in cima alla rupe, da dove si vede la valle. Venti minuti. Attenzione ai gradini se ha piovuto. Strada 35KM 0 Ore e 30 Minuti

Yeddi Gumbez, le sette cupole

Yeddi Gumbez, le sette cupole Su una collina alla periferia di Shamakhi, tra tombe vecchie ed erba alta, restano i mausolei degli ultimi khan dello Shirvan, del XVIII e XIX secolo. Si chiama Yeddi Gumbez, "sette cupole", anche se intere ne restano meno; i terremoti, che qui sono frequenti e costrinsero gli Shirvanshah a trasferirsi a Baku secoli prima, hanno fatto il loro lavoro anche su queste tombe. È una sosta di venti minuti, tranquilla, con Shamakhi e la sua moschea Juma ai piedi. La moschea, fondata nel 743 e ricostruita dopo ogni terremoto, l'ultima volta nel 2013, passa per la più antica del Caucaso. Strada 206KM 3 Ore e 2 Minuti

Palazzo dei khan di Sheki

Palazzo dei khan di Sheki Due piani, sei stanze e nemmeno un chiodo: la facciata del palazzo dei khan di Sheki è una grata di legno con migliaia di pezzi di vetro colorato incastrati senza colla, la tecnica che qui chiamano shebeke, e quando il sole entra attraverso di essa il pavimento si riempie di rombi rossi e blu. Lo costruì il khan Huseyn nel 1762 come residenza estiva, e dentro le pareti sono dipinte da cima a fondo con battaglie, cacce e fiori. I due platani del cortile sono del 1530, più vecchi del palazzo. È vietato fotografare all'interno, il che ha una sua logica. Mezz'ora di visita, e Sheki merita un'altra ora: il caravanserraglio del XVIII secolo, dove si può prendere un tè, e la halva locale, di pasta di riso e noci, che non assomiglia a nessun'altra. Il centro storico è Patrimonio UNESCO dal 2019. Strada 8KM 0 Ore e 20 Minuti

Chiesa albanese di Kish

Chiesa albanese di Kish Albania, ma non quella dei Balcani: l'Albania caucasica, il regno che occupò il nord dell'attuale Azerbaigian fino all'arrivo dell'islam e che ebbe una propria chiesa cristiana. Quella di Kish, un villaggio a 5 km da Sheki, è tra le poche rimaste in piedi; la tradizione la fa risalire al I secolo e all'apostolo Eliseo, e quello che si vede è del XII e XIII secolo. Gli scavi dal 2000 al 2003, con archeologi norvegesi, hanno portato alla luce tombe sotto pavimenti di vetro e un piccolo museo all'interno. È una visita breve, di 40 minuti, in un villaggio di montagna con noci e case di pietra che viene voglia di girare con calma. Thor Heyerdahl, quello del Kon-Tiki, venne qui convinto che i vichinghi venissero dal Caucaso; la teoria non ha attecchito, ma il cartello è rimasto. Strada 8KM 0 Ore e 15 Minuti

5º Giorno - Sheki - Lagodekhi - Kvareli - Alaverdi - Telavi

Strada totale del giorno - 230KM 3 Ore e 51 Minuti Giornata di frontiera: 230 km, 3 ore e 51 minuti, e la cantina Khareba e il monastero di Alaverdi. Dall'altra parte aspettano auto e guida nuove. Strada 110KM 1 Ore e 50 Minuti

Lagodekhi, frontiera tra Georgia e Azerbaigian

Si passa a piedi: controllo georgiano, qualche centinaio di metri con la valigia e controllo azero, che è il più meticoloso dei tre paesi e può richiedere tempo. Conta un'ora. Dall'altra parte aspettano l'auto e la guida dell'Azerbaigian. Verifica prima di partire da casa se il tuo passaporto ha bisogno del visto elettronico per l'Azerbaigian; alla frontiera non si fa. Strada 47KM 0 Ore e 45 Minuti

Cantina Khareba, il tunnel del vino

Cantina Khareba, il tunnel del vino Nel 1962 i sovietici scavarono 7,7 km di gallerie nel versante del Caucaso, vicino a Kvareli, per conservare il vino a temperatura costante: 12-14 gradi tutto l'anno. Oggi sono della cantina Khareba, che le ha riempite di bottiglie e di qvevri, le anfore interrate in cui la Georgia fa il vino da 8.000 anni. Si percorre un tratto illuminato, si spiega il metodo e si degusta: di solito un bianco di rkatsiteli, un rosso di saperavi e, per chi ha coraggio, la chacha, l'acquavite di vinacce. È una cantina grande e piuttosto turistica, lo diciamo perché tu lo sappia; in cambio, la galleria è fresca in piena estate e la spiegazione è chiara. Un'ora. Fuori c'è un ristorante con terrazza se tocca pranzare in zona. Strada 52KM 0 Ore e 51 Minuti

Monastero di Alaverdi

Monastero di Alaverdi La cattedrale di Alaverdi si vede da lontano nella pianura del Kakheti: 50 metri di altezza, la seconda chiesa più alta della Georgia e per quasi mille anni la prima. La fece costruire Kvirike III all'inizio dell'XI secolo sul monastero fondato nel VI da Giuseppe di Alaverdi, uno dei tredici padri assiri che portarono la vita monastica nel paese. Dentro restano affreschi tra l'XI e il XV secolo, ed è vietato fotografarli. I monaci fanno vino nei qvevri dal 2006, recuperando una tradizione che qui ha secoli, e a settembre la festa di Alaverdoba raduna mezza regione nel prato fuori. Visita di 40 minuti; foulard per le donne e, se sei in pantaloncini, ci sono gonne in prestito alla porta. Strada 21KM 0 Ore e 25 Minuti

6º Giorno - Telavi - Sighnaghi - Bodbe - Tbilisi

Strada totale del giorno - 181KM 3 Ore e 8 Minuti 181 km e 3 ore e 8 minuti di auto in tutto. Soste del giorno: Sighnaghi e il monastero di Bodbe. Strada 69KM 1 Ore e 15 Minuti

Sighnaghi

Sighnaghi Sighnaghi sta in cima a un crinale a 790 metri, con la valle dell'Alazani ai piedi e la catena del Caucaso alle spalle, ed è il paese più curato della Georgia: vie acciottolate, balconi di legno intagliato, tetti rossi. Troppo curato, diranno alcuni, perché il restauro del 2007 l'ha lasciato un po' da cartolina. Le mura le fece costruire il re Erekle II nel 1762 per proteggere gli abitanti dalle incursioni dal Daghestan: 4 km e 23 torri, e per un tratto si può camminare. Lo chiamano "la città dell'amore" per una ragione prosaica: l'anagrafe celebra matrimoni a qualsiasi ora, senza appuntamento. Due ore bastano per le mura, il museo di Pirosmani, il pittore naïf nato in un villaggio qui accanto, e un bicchiere di vino su una terrazza guardando la valle, che è quello per cui viene tutti.  

Monastero di Bodbe

Monastero di Bodbe Qui è sepolta santa Nino, la donna che convertì la Georgia al cristianesimo nel IV secolo, e per questo Bodbe è il luogo di pellegrinaggio più visitato del paese. È un convento di suore a 2 km da Sighnaghi, tra i cipressi, con una piccola chiesa del IX secolo molto rimaneggiata nel XVII, dove c'è la tomba, e una cattedrale nuova ed enorme terminata pochi anni fa che a noi piace meno. Dal giardino si vede tutta la valle dell'Alazani. Quello che distingue Bodbe è la fonte di santa Nino: una sorgente 3 km più in basso lungo un sentiero, dove i pellegrini entrano nell'acqua gelida con una camicia bianca. Scendere sono 30 minuti e risalire 45, e ci sono furgoncini per il ritorno. Con un gruppo normale restiamo in alto; se qualcuno vuole scendere, ci si organizza. Foulard e spalle coperte.  

7º Giorno - Tbilisi - Visita guidata in spagnolo

Senza strada Oggi tocca a questo: il viale Rustaveli, Piazza Metekhi, la fortezza di Narikala, Abanotubani e Anchiskhati; pranziamo lungo la strada.

Viale Rustaveli

Viale Rustaveli Un chilometro e mezzo di platani tra piazza della Libertà e piazza Rustaveli. È la via dove Tbilisi si dà importanza: il Parlamento, l'Opera dall'aria moresca del 1896, il teatro Rustaveli, la chiesa di Kashueti, il Museo Nazionale e i vecchi alberghi di inizio Novecento. Porta il nome di Shota Rustaveli, il poeta del XII secolo che scrisse "Il cavaliere con la pelle di pantera", il libro che qualunque georgiano sa citare. Si percorre a piedi in mezz'ora abbondante, o in due fermate di metro se il caldo stringe. Davanti al Parlamento c'è una targa che vale la pena di leggere: il 9 aprile 1989 l'esercito sovietico disperse qui una manifestazione e morirono ventuno persone, quasi tutte donne. Quel giorno pesa ancora sulla politica del paese.  

Piazza Metekhi

Piazza Metekhi Il re a cavallo che guarda la città dall'alto della rupe è Vakhtang Gorgasali, il fondatore di Tbilisi secondo la tradizione; la statua è del 1967. Accanto, la chiesa di Metekhi, della fine del XIII secolo, costruita da Demetrio II sopra un'altra del V. Qui ci fu il palazzo reale per secoli, e nell'Ottocento e in epoca sovietica l'edificio fu una prigione: ci passò anche Gor'kij. Poi divenne teatro e nel 1988 tornò a essere chiesa. Veniamo qui per la vista, che è la migliore della città bassa: i bagni sulfurei proprio sotto, Narikala di fronte e il fiume che passa in mezzo. È una sosta di quindici minuti che quasi sempre si allunga per le foto.  

Fortezza di Narikala

Fortezza di Narikala Saliamo con la funivia che parte dal parco Rike e attraversa il fiume in due minuti; costa quanto un biglietto della metro e si paga con la stessa tessera. In cima c'è Narikala, o quello che ne resta: la fondarono i persiani nel IV secolo, la ampliarono gli arabi nell'VIII e i georgiani nel XII, e nel 1827 un'esplosione della polveriera si portò via buona parte delle mura. La chiesa di San Nicola, all'interno, è del 1997 su fondamenta medievali. Il motivo per salire non sono le pietre ma la vista: tutto il centro storico, le cupole dei bagni, il fiume e Metekhi di fronte. Attenzione, le mura non hanno parapetto e la roccia è levigata da tanti piedi. Da qui si scende a piedi per il quartiere di Betlemi fino ai bagni, e lungo la strada si passa accanto alla Madre della Georgia, la statua di alluminio del 1958 che veglia sulla città con una coppa in una mano e una spada nell'altra.  

Abanotubani

Abanotubani Tbilisi vuol dire "luogo caldo", e il caldo viene da qui. Abanotubani è il quartiere dei bagni sulfurei, sulla riva destra del Mtkvari, proprio sotto Narikala: cupole di mattoni a livello del suolo con i bagni sotto, e acqua che sgorga da sola a 37-40 gradi e sa di uovo. La leggenda dice che il re Vakhtang Gorgasali fondò la città nel V secolo dopo aver visto un fagiano ferito guarire in queste acque. Puškin ci fece il bagno nel 1829 e scrisse di non aver mai visto niente di simile. Si può passeggiare e guardare, ma quello che vale la pena è entrare: una sala privata con vasca d'acqua calda e, se vuoi, uno scrub con guanto di crine che ti lascia la pelle nuova. In alta stagione bisogna prenotare, e serve portare costume e asciugamano o noleggiarli. La facciata di piastrelle azzurre è quella del bagno Orbeliani; gli altri sono più sobri fuori.  

Anchiskhati

Anchiskhati È la chiesa più antica ancora in piedi a Tbilisi, e non lo sembra: una piccola basilica a tre navate, di pietra senza ornamenti, nascosta in una via del centro storico. La fece costruire il re Dachi, figlio di Vakhtang Gorgasali, intorno al 530. Il nome viene dall'icona del Cristo di Ancha, arrivata qui nel 1664 da una zona che oggi è Turchia e che ora si trova al Museo d'Arte. Il campanile di mattoni, del 1675, è quello che si vede dalla strada. Se capita di domenica mattina, entriamo durante la messa: il coro di Anchiskhati canta polifonia georgiana come si cantava secoli fa, ed è una delle cose che la gente ricorda di più del viaggio. Gli altri giorni è quasi vuota e si vede in dieci minuti. All'ingresso ci sono foulard per le donne.  

8º Giorno - Tbilisi - Mtskheta - Uplistsikhe - Gori - Kutaisi

Strada totale del giorno - 267KM 4 Ore e 44 Minuti Partiamo dopo colazione. In programma Jvari, Svetitskhoveli, Uplistsikhe e il museo di Stalin; 267 km a tratti. Strada 25KM 0 Ore e 36 Minuti

Jvari, il Monastero della Croce

Jvari, il Monastero della Croce Dalla strada per Tbilisi si vede una chiesetta in cima a una collina spoglia, sopra Mtskheta. È Jvari, "la croce", e sta lì perché, secondo la tradizione, nel IV secolo santa Nino piantò in quel punto una croce di legno quando convertì la Georgia. La chiesa attuale fu costruita tra il 586 e il 605 e servì da modello per molte altre del paese: pianta a croce con quattro absidi e una cupola al centro, quasi senza decorazioni. È Patrimonio UNESCO insieme a Mtskheta. Quello che si ricorda è la vista: in basso si uniscono l'Aragvi e il Mtkvari, ognuno di un colore, e in mezzo la cattedrale di Svetitskhoveli. Lermontov ambientò qui il suo poema "Mtsyri". C'è quasi sempre vento, quindi una giacca non è di troppo nemmeno a luglio. Venti minuti, mezz'ora se la giornata è limpida. Strada 13KM 0 Ore e 18 Minuti

Svetitskhoveli

Svetitskhoveli Per un georgiano questa è la cattedrale, punto. Sta a Mtskheta, l'antica capitale, a 20 km da Tbilisi, e quella attuale fu costruita tra il 1010 e il 1029 sopra la chiesa del IV secolo del re Mirian, quello che convertì il paese al cristianesimo. Sotto, secondo la tradizione, è sepolta la tunica di Cristo: la portò da Gerusalemme un ebreo di Mtskheta, sua sorella Sidonia morì abbracciata a essa e furono sepolte insieme; dal punto crebbe un cedro, e dal suo tronco uscì la colonna che dà il nome al tempio, "la colonna che dà la vita". Qui si incoronavano e si seppellivano i re; le lastre di Vakhtang Gorgasali e di Erekle II sono nel pavimento. È Patrimonio UNESCO dal 1994 e nel fine settimana i matrimoni si susseguono, quindi a volte tocca aspettare alla porta. Foulard per le donne e spalle coperte per tutti. Mezz'ora dentro, un'altra nei vicoli intorno, che vivono di turismo ma conservano l'aria di paese. Strada 61KM 1 Ore e 5 Minuti

Uplistsikhe

Uplistsikhe Una città intera scavata nella roccia, a 10 km da Gori sopra il fiume Mtkvari. A Uplistsikhe si è vissuto dal primo millennio avanti Cristo fino al Medioevo: prima centro pagano, poi cristiano, e sempre un punto di passaggio delle carovane. Restano strade intagliate, una sala con il soffitto che imita travi di legno (la chiamano "sala della regina Tamar"), torchi per il vino, un tunnel che scende al fiume e una chiesa di mattoni del X secolo piantata sopra tutto. I mongoli la svuotarono nel XIII secolo e non si riprese più. Un consiglio: d'estate non c'è ombra e la roccia scotta, quindi meglio la mattina presto o a fine giornata, e con scarpe che facciano presa, perché la pietra levigata scivola. In un'ora si sale fino alla chiesa e si vede il fiume dall'alto. Strada 14KM 0 Ore e 20 Minuti

Museo di Stalin

Museo di Stalin Gori è la città dove nacque Iosif Dzhugashvili nel 1878, e il museo che gli dedicarono nel 1957 è ancora aperto quasi com'era allora. Sono tre cose: la casetta di legno dove nacque, protetta sotto un padiglione di colonne; l'edificio principale, un palazzo in stile sovietico con i suoi oggetti personali, foto, regali di capi di Stato e una delle copie in bronzo della sua maschera mortuaria; e il vagone blindato con cui viaggiò a Yalta e a Potsdam, perché non amava volare. Lo diciamo chiaramente: il museo racconta la versione gentile. C'è una piccola sala sulla repressione, aggiunta tardi, e poco altro. Il resto lo raccontiamo noi lungo la strada, e la visita, di un'ora, finisce di solito in una lunga conversazione in auto. Strada 154KM 2 Ore e 25 Minuti

9º Giorno - Kutaisi - Bagrati - Motsameta - Gelati - Nikortsminda-Kutaisi-Kutaisi

Giornata intorno a Kutaisi: la cattedrale di Bagrati, il monastero di Motsameta sul canyon del Tskaltsitela, Gelati e, già in Racha, la chiesa di Nikortsminda, dell'XI secolo, con i suoi rilievi. Rientro a Kutaisi per la notte.

10º Giorno - Kutaisi - Promete - Martvili - Batumi

Strada totale del giorno - 240KM 4 Ore e 16 Minuti Oggi l'auto è solo il mezzo: 240 km per raggiungere la grotta di Prometeo e il canyon di Martvili. Strada 22KM 0 Ore e 31 Minuti

Grotta di Prometeo

Grotta di Prometeo Dentro ci sono 14 gradi tutto l'anno, quindi d'estate si apprezza e d'inverno pure: porta una giacca. La grotta di Prometeo è a Kumistavi, a 20 km da Kutaisi, accanto alla località termale di Tskaltubo. Fu scoperta nel 1984 e aperta al pubblico nel 2011 con un percorso di poco più di un chilometro attraverso sei sale, delle 22 che ha, su passerelle di cemento e con luci colorate che a qualcuno piacciono e a qualcun altro no. Il nome è per il titano che, secondo i greci, finì incatenato su queste montagne; i georgiani lo chiamano Amirani. La visita dura un'ora abbondante. Alla fine, se il fiume sotterraneo ha abbastanza acqua, si può uscire in barca per un tratto di circa 300 metri, che si paga a parte; quando il livello scende, si esce a piedi. Il pavimento è umido e scivola, meglio scarpe chiuse.

Canyon di Martvili

Canyon di Martvili L'acqua del fiume Abasha ha un turchese che sembra ritoccato. Non lo è: è il canyon di Martvili, in Samegrelo, a tre ore e un quarto da Mestia e il più visitato della Georgia occidentale. Ha due tratti. In quello superiore si fa un giro in barca di circa quindici minuti tra pareti di 20-40 metri; in quello inferiore ci sono passerelle e una cascata. Era il luogo dei bagni dei principi Dadiani, che avevano il palazzo a Zugdidi. Da quando è stato sistemato, nel 2016, ci sono biglietteria, parcheggio e parecchia gente; nei fine settimana di luglio e agosto si fa la fila per le barche [DATO: precio de entrada y de la barca en 2026]. Facciamo la barca appena arrivati e poi le passerelle, mezz'ora senza fretta. Se il fiume è in piena dopo le piogge, le barche non escono e l'acqua perde il colore; quel giorno invertiamo l'ordine con Okatse.

11º Giorno - Batumi e dintorni

Strada totale del giorno - 27KM 0 Ore e 50 Minuti Al mattino, il museo Etnografico Borjgalo; nel pomeriggio, la fortezza di Gonio. In tutto, 27 km. Strada 6KM 0 Ore e 15 Minuti

Museo Etnografico Borjgalo

Museo Etnografico Borjgalo Non è un museo come gli altri. Borjgalo l'ha fatto con le sue mani Kemal Turmanidze, uno scultore della zona, e l'ha aperto nel 2016 alla periferia di Batumi, vicino all'aeroporto: plastici e figure di legno quasi a grandezza naturale che mostrano come si viveva nei villaggi dell'Agiaria cent'anni fa, la casa, il mulino, la fucina, il matrimonio, l'apicoltore. Molti pezzi si muovono o hanno suoni, e lo stesso Kemal o la sua famiglia di solito sono lì. Funziona benissimo con i bambini e con chi è già stanco di chiese. Un'ora. Sta in una via di periferia senza niente intorno, quindi non aspettarti un bar.

Fortezza di Gonio

Fortezza di Gonio A 15 km a sud di Batumi, quasi al confine turco, i romani costruirono nel I secolo l'accampamento di Apsaros per sorvegliare la costa, e le mura sono ancora in piedi: un rettangolo di quasi 900 metri di perimetro con 18 delle 22 torri originali. Poi lo usarono bizantini e ottomani, che lo chiamarono Gonio. Dentro c'è un piccolo museo con quello che hanno trovato gli scavi, resti di terme romane e una tomba che la tradizione attribuisce all'apostolo Mattia, quello che sostituì Giuda. Senza prove, ma la gente viene a pregare. È una sosta di 45 minuti, pianeggiante e senza ombra; d'estate conviene un cappello. Se resta tempo, la spiaggia di Gonio è accanto ed è tra le più tranquille della zona.

12º Giorno - Trasferimento da Batumi all'aeroporto di Batumi

Ultimo giorno: trasferimento in aeroporto con il margine che richiede il tuo volo. Strada 6KM 0 Ore e 15 Minuti