Zorats Karer, la "Stonehenge armena" di Sisian: cos'è davvero, cosa dicono gli archeologi, cosa dice la leggenda e come visitarla
Sull'altopiano accanto a Sisian, a 1.770 metri, con il vento del sud dell'Armenia e l'erba gialla, ci sono 223 pietre di basalto nero conficcate nel terreno, da mezzo metro a tre di altezza, e circa ottanta hanno un foro rotondo grande come un pugno praticato vicino alla punta. Sono le Zorats Karer, le pietre dell'esercito, che dal 2004 si chiamano ufficialmente Karahunj e nei dépliant la Stonehenge armena, un osservatorio di 7.500 anni più antico di quello inglese, secondo una versione che ha fatto il giro del mondo e che gli archeologi non condividono. Vale la pena vederle comunque: è un posto strano, silenzioso e bello, soprattutto all'alba. Questa guida racconta cosa c'è, cosa si sa, cosa si dice e come andarci.
Cosa c'è
L'insieme occupa circa sette ettari e ha una forma che si vede meglio dall'alto: un cerchio centrale ovale di circa quaranta metri formato da quaranta pietre, con un tumulo di pietre in mezzo; da esso partono due bracci, uno verso nord e uno verso sud, di pietre allineate, e un terzo verso nord-est, fino a sommare le 223 che restano in piedi o cadute. Le pietre sono di basalto locale, non lavorate salvo i fori, che misurano quattro o cinque centimetri e sono presenti in circa ottanta di esse, ad altezze e orientamenti diversi. Intorno ci sono tombe a cista, camere di lastre sotto il suolo, che sono ciò che gli archeologi hanno scavato. Non ci sono recinzioni né cartelli d'intralcio: si cammina tra le pietre, e il paesaggio, con il monte Ishkhanasar sullo sfondo, è parte del sito.
Cosa dicono gli archeologi e cosa dice la leggenda
La leggenda l'ha scritta Paris Herouni, un radiofisico armeno che negli anni novanta misurò i fori, li mise in relazione con le levate del sole ai solstizi e agli equinozi e con le stelle, e concluse che l'insieme era un osservatorio del 5500 a.C. circa, duemila anni più antico di Stonehenge; dal suo libro sono usciti il nome Karahunj, adottato per decreto del governo nel 2004 per analogia con quello inglese e con un'etimologia, pietre parlanti, che i linguisti non avallano, e i cartelli delle agenzie. Gli archeologi vedono altro: gli scavi dell'Istituto di Archeologia dell'Armenia con l'Università di Monaco nel 2000 hanno datato l'insieme all'età del Bronzo media e all'età del Ferro, tra il secondo e il primo millennio a.C., come necropoli con un insediamento fortificato accanto, e per i fori si è proposto di tutto, dal legare il bestiame al fissare pali, senza che nessun allineamento astronomico regga a una verifica seria. Stonehenge è del 3000-2000 a.C., quindi il "più antica" non sta in piedi. Ciò che è certo è che è un luogo di tremila anni fa che nessuno ha spiegato del tutto, e questo basta già.
Come visitarla
È a 3 km da Sisian, nel Syunik, a circa 200 km da Yerevan per la strada del sud, tre ore e mezza in auto per il passo di Selim o via Yeghegnadzor, e a 40 km da Goris, che è la base logica per due o tre giorni nella zona. Si arriva in auto o in taxi da Sisian per una pista breve, c'è un piccolo centro visitatori con un caffè e l'ingresso è stato libero, con una piccola tariffa in stagione da chiedere. L'ora migliore è l'alba o l'ultima del pomeriggio, quando le ombre lunghe delle pietre si vedono sull'erba e non ci sono pullman; a mezzogiorno, con il sole alto, è un campo di pietre nere e poco più. Un'ora e mezza avanza, e a Sisian c'è un piccolo museo con reperti delle tombe.
Cosa vedere vicino
A cinque chilometri da Sisian c'è la cascata di Shaki, di 18 metri, con una diga che a volte la lascia asciutta; in paese, la chiesa di Sisavan, del VII secolo, in alto con vista; e sul monte Ughtasar, a 3.300 metri, migliaia di petroglifi di cinquemila anni fa, di capre e cacciatori, a cui si sale solo in 4x4 da luglio a settembre. Da Sisian si prosegue per Tatev e la sua funivia, per Goris e per Khndzoresk, il villaggio di grotte, che sono il resto del viaggio nel sud dell'Armenia.
Domande frequenti
Perché la chiamano Stonehenge armena?
Per il libro di Paris Herouni degli anni novanta, che la presentò come un osservatorio del 5500 a.C. e le diede il nome di Karahunj a imitazione di Stonehenge, nome che il governo ha reso ufficiale nel 2004; le pietre forate e il cerchio centrale aiutano il confronto. Gli archeologi datano l'insieme al secondo e primo millennio a.C. e lo vedono come necropoli, quindi la somiglianza è più di nome che di storia.
Quante pietre ci sono?
Circa 223 in piedi o cadute, da mezzo metro a tre di altezza e di basalto nero locale, una quarantina nel cerchio centrale e il resto nei bracci che ne partono; circa ottanta hanno il foro di quattro o cinque centimetri vicino alla punta che ha dato origine all'ipotesi dell'osservatorio.
È Patrimonio dell'Umanità?
No, e non risulta che sia nella lista propositiva dell'Armenia; è un monumento archeologico protetto dallo Stato, con un piccolo centro visitatori e scavi nelle tombe circostanti. I siti dell'Armenia nella lista UNESCO sono Haghpat e Sanahin, Geghard ed Echmiadzin con Zvartnots.