Tranquilla per i chilometri, non per quello che si vede: nessun giorno supera i 305 km e quasi tutti restano sotto i 250. Yerevan occupa i primi due giorni interi, con Garni e Geghard, Echmiadzin, Zvartnots, Oshakan e Amberd. Il quarto sale al lago Sevan, passa per Dilijan e attraversa la frontiera di Sadakhlo fino a Tbilisi; il quinto è la capitale georgiana a piedi. Il sesto va a sud per Mtskheta, Gori, Uplistsikhe e Borjomi fino ad Akhaltsikhe, e il settimo, dopo Vardzia e Khertvisi, torna in Armenia per Bavra per dormire a Gyumri.
L'ottavo è il giorno che quasi nessuno fa: le chiese del VII secolo di Talin, Aruch e Mastara, nella pianura ai piedi dell'Aragats, senza pullman e con l'Ararat di fronte se l'aria è limpida, prima di arrivare a Yerevan. Trasferimento in aeroporto il nono. Quattro hotel, due frontiere a piedi e un ritmo che lascia pomeriggi liberi.
Itinerario
1º Giorno - Trasferimento dall'aeroporto di Zvartnots a Yerevan
Strada totale del giorno - 13KM 0 Ore e 25 Minuti Ti veniamo a prendere in aeroporto all'ora del tuo volo e andiamo in hotel. Oggi non c'è altro programma. Strada 13KM 0 Ore e 25 Minuti2º Giorno - Yerevan - Passeggiata per Yerevan - Museo e Memoriale del Genocidio Armeno - Parco della Vittoria - Garni - Geghard -Yerevan
Strada totale del giorno - 81KM 1 Ore e 45 Minuti Oggi l'auto è solo il mezzo: 81 km per raggiungere una passeggiata per Yerevan, il museo del Genocidio Armeno, il memoriale di Tsitsernakaberd e Parco della Vittoria, Garni e Geghard. Strada 0KM 0 Ore e 0 MinutiPasseggiata per Yerevan
Yerevan è rosa. Quasi tutto il centro è costruito in tufo vulcanico di quel colore, seguendo il piano circolare che Alexander Tamanian disegnò negli anni Venti, e piazza della Repubblica, con i suoi portici e la sua fontana, ne è il pezzo centrale. Da lì saliamo alla Cascata, la scalinata monumentale iniziata negli anni Settanta e finita nel 2009 con dentro il museo Cafesjian, con le scale mobili e il gatto grasso di Botero alla base. Dall'alto, se l'aria è pulita, tutto l'Ararat, che sta in Turchia ma domina la città.
La città si vanta di essere 29 anni più vecchia di Roma: la fortezza di Erebuni è del 782 avanti Cristo. Ma quello che si vive oggi è un'altra cosa: dehors, il mercato Vernissage nei fine settimana, caffè che non chiudono. Tre o quattro ore a piedi, scarpe comode e, d'estate, acqua: Yerevan a luglio supera i 35 gradi.
Strada 5KM 0 Ore e 10 Minuti
Museo del Genocidio Armeno
Non è una visita facile e non la vendiamo come tale. Il museo è interrato nella collina di Tsitsernakaberd, sotto il memoriale, e racconta con documenti, fotografie e testimonianze cosa accadde tra il 1915 e il 1923 nell'Impero ottomano: circa un milione e mezzo di armeni morti e una diaspora che oggi è più grande del paese stesso. Ha aperto nel 1995 ed è stato ampliato nel 2015, per il centenario, e l'ingresso è gratuito.
Dedichiamo un'ora e andiamo al nostro ritmo, ognuno il suo. Per capire l'Armenia bisogna passare di qui: spiega perché l'Ararat, visibile da tutta Yerevan, sta dall'altra parte di un confine chiuso.
Strada 9KM 0 Ore e 25 Minuti
Memoriale di Tsitsernakaberd e Parco della Vittoria
Dodici lastre di basalto inclinate verso una fiamma che non si spegne, e accanto una guglia di 44 metri spezzata in due: la parte piccola è l'Armenia rimasta, quella grande è l'Armenia perduta. Il memoriale di Tsitsernakaberd fu inaugurato nel 1967, quando l'Unione Sovietica permise finalmente di parlare del genocidio, e ogni 24 aprile mezzo paese sale fin qui con i fiori. Accanto al memoriale c'è una fila di alberi piantati da capi di Stato venuti a riconoscerlo; sulle targhe si legge chi è venuto e chi no.
Mezz'ora, in silenzio, con il museo sotto. Dall'altra parte della città, nel Parco della Vittoria, la Madre Armenia del 1967, una statua di rame di 22 metri che ha sostituito quella di Stalin sullo stesso piedistallo, guarda Yerevan con una spada tra le mani; dalla sua terrazza si vede tutta la città e, con fortuna, l'Ararat.
Strada 31KM 0 Ore e 55 Minuti
Garni
Un tempio greco in Armenia. Quello di Garni lo fece costruire il re Tiridate I intorno al 77, dedicato al dio del sole Mihr, ed è l'unico edificio pagano sopravvissuto alla conversione del paese al cristianesimo, probabilmente perché i re lo usavano come residenza estiva. Quello che si vede oggi è una ricostruzione del 1969-1975 con le pietre originali: il terremoto del 1679 l'aveva buttato giù del tutto. Accanto restano le terme romane con un mosaico e l'iscrizione "abbiamo lavorato senza ricevere nulla", che a noi guide fa sorridere.
L'altra cosa è il canyon dell'Azat, proprio sotto: la "sinfonia di pietre", una parete di colonne di basalto perfettamente esagonali che sembrano un organo. Si scende con i 4x4 della gente del posto o a piedi, 20 minuti di discesa. Un'ora in tutto, di più se scendiamo fino alle colonne.
Strada 10KM 0 Ore e 15 Minuti
Geghard
Metà del monastero sta dentro la montagna. Geghard lo fondò san Gregorio l'Illuminatore nel IV secolo accanto a una sorgente che sgorga ancora dentro una delle cappelle, e quello che si vede è del XIII: la chiesa principale, del 1215, e le sale scavate nella roccia dai principi Proshian, con i loro stemmi scolpiti e un'acustica che si prova cantando. Il nome significa "lancia": qui si conservò per secoli quella che, secondo la tradizione, trafisse il costato di Cristo, oggi nel museo di Echmiadzin. Patrimonio UNESCO dal 2000.
Un'ora. È il posto dell'Armenia dove più spesso abbiamo visto la gente commuoversi, soprattutto se capita un coro nella sala della roccia. All'uscita le donne del villaggio vendono lavash appena fatto e gata, un pane dolce; vale la pena fermarsi.
Strada 26KM 0 Ore e 40 Minuti
3º Giorno - Yerevan - Echmiadzin - Zvartnots - Oshakan - Amberd - Yerevan
Strada totale del giorno - 92KM 2 Ore e 26 Minuti 92 km e 2 ore e 26 minuti di auto in tutto. Soste del giorno: Echmiadzin, Zvartnots, Oshakan e Amberd. Strada 21KM 0 Ore e 45 MinutiEchmiadzin
Il Vaticano armeno. A Echmiadzin, a 20 km da Yerevan, vive il Catholicos, capo della Chiesa apostolica armena, e c'è la cattedrale che san Gregorio l'Illuminatore fondò nel 303, due anni dopo che l'Armenia si fece cristiana, la prima nazione a farlo. Quello che si vede è soprattutto del V secolo e di rifacimenti successivi, e la cattedrale è stata più di dieci anni in restauro. Nel museo del complesso ci sono la lancia di Geghard e altre reliquie che a un credente dicono molto e agli altri, almeno, spiegano cosa significa questo posto.
Un'ora per la cattedrale e il museo. La domenica la messa cantata riempie il tempio e si entra lo stesso, in silenzio. A cinque minuti ci sono le chiese di Hripsime e Gayane, del VII secolo, che sono quelle che piacciono di più agli architetti, e le rovine di Zvartnots.
Strada 10KM 0 Ore e 5 Minuti
Zvartnots
Quello che resta di Zvartnots è un anello di colonne e capitelli con aquile, a dieci minuti da Echmiadzin e accanto all'aeroporto. Nel VII secolo, tra il 641 e il 661, il Catholicos Nerses III costruì qui una cattedrale rotonda a tre piani e di circa 45 metri, la più ardita della sua epoca; un terremoto la abbatté nel X secolo e nessuno la ricostruì. Fu scavata tra il 1900 e il 1907, e nel piccolo museo c'è un plastico che aiuta a immaginare com'era. Patrimonio UNESCO dal 2000, insieme a Echmiadzin.
Mezz'ora. È un posto piatto e aperto, con l'Ararat sullo sfondo quando la giornata è limpida, ed è per questo che le foto da qui vengono sempre bene.
Strada 18KM 0 Ore e 28 Minuti
Oshakan
Gli armeni scrivono con un alfabeto proprio di 39 lettere inventato da un monaco, Mesrop Mashtots, nel 405, e il monaco è sepolto qui, a Oshakan, sotto l'altare della chiesa. Per questo il primo giorno di scuola i bambini di mezzo paese vengono a lasciare fiori, e per questo sulla cancellata ci sono 36 khachkar, uno per ogni lettera originale. La chiesa attuale è del 1875; la tomba, del V secolo. Il villaggio, a 30 km da Yerevan, vive di vigna.
Venti minuti. Se vai sul monte Aragats, a pochi chilometri c'è il parco dell'alfabeto, con le lettere in pietra a grandezza gigante, che ai bambini piace più della chiesa.
Strada 11KM 0 Ore e 18 Minuti
Amberd
Amberd sta a 2.300 metri, sul versante sud dell'Aragats, dove si uniscono due burroni. La prima cosa che si vede arrivando è la chiesa, del 1026, e dietro quello che resta della fortezza, che è parecchio anteriore: i muri più vecchi sono del VII secolo e i principi Pahlavuni la ampliarono nel X e XI. Non aspettarti un castello intero. Restano la chiesa, la base delle mura di basalto, dei bagni e il tracciato della cittadella. Quello che compensa è il posto: dall'alto si vede la valle e, con la giornata limpida, l'Ararat.
Un avviso pratico: la pista di accesso è chiusa dalla neve per buona parte dell'anno, fino a primavera inoltrata, e in cima fa fresco anche a luglio. Quaranta minuti.
Strada 32KM 0 Ore e 50 Minuti
4º Giorno - Yerevan - Sevanavank - Diliyan- Tbilisi
Strada totale del giorno - 304KM 5 Ore e 23 Minuti Giornata di frontiera: 304 km, 5 ore e 23 minuti, e il monastero di Sevanavank e Dilijan. Dall'altra parte aspettano auto e guida nuove. Strada 68KM 1 Ore e 10 MinutiMonastero di Sevanavank
Il lago Sevan sta a 1.900 metri ed è così grande che sembra il mare: 1.240 km², il più grande del Caucaso. Fino agli anni Trenta Sevanavank era su un'isola; i sovietici abbassarono il livello del lago di quasi venti metri per irrigare, e l'isola diventò penisola. Restano due chiese di tufo nero dell'874, fondate dalla principessa Mariam, figlia del re Ashot I, e 200 gradini da salire. Oggi c'è un seminario accanto.
Tre quarti d'ora. Tira vento quasi sempre e a settembre fa già freddo; in piena estate, invece, la gente fa il bagno e sulle rive si mangia trota e ishkhan, il pesce del lago, alla brace. Sta a 65 km da Yerevan.
Strada 32KM 0 Ore e 35 Minuti
Dilijan
Dopo l'Armenia secca e rosa di Yerevan, Dilijan è verde: una cittadina termale a 1.300 metri in mezzo a un parco nazionale di boschi, nella provincia di Tavush, che i sovietici riempirono di sanatori e di case di riposo per compositori. La chiamano "la piccola Svizzera", come tutti i posti con pini e aria fresca; non serve crederci. Quello che c'è è un tratto di via antica restaurata, Sharambeyan, con case di legno e pietra dell'Ottocento, botteghe di artigiani e un paio di caffè, e acqua minerale che esce dalle fontane della strada.
Un'ora per il paese basta. Il suo valore è un altro: è la base perfetta per i monasteri del bosco, Haghartsin e Goshavank, e per dormire al fresco d'estate quando Yerevan supera i 35 gradi.
Strada 130KM 2 Ore e 20 Minuti
Sadakhlo, frontiera tra Georgia e Armenia
Qui si passa a piedi: controllo passaporti da un lato, qualche centinaio di metri con la valigia e controllo dall'altro. Tra mezz'ora e un'ora a seconda del giorno. Dall'altra parte aspettano l'auto e la guida del paese successivo, quindi è il momento di salutare quelli di qui. Strada 74KM 1 Ore e 18 Minuti5º Giorno - Tbilisi - Visita guidata in spagnolo
Senza strada Oggi: il viale Rustaveli, Piazza Metekhi, la fortezza di Narikala, Abanotubani e Anchiskhati.Viale Rustaveli
Un chilometro e mezzo di platani tra piazza della Libertà e piazza Rustaveli. È la via dove Tbilisi si dà importanza: il Parlamento, l'Opera dall'aria moresca del 1896, il teatro Rustaveli, la chiesa di Kashueti, il Museo Nazionale e i vecchi alberghi di inizio Novecento. Porta il nome di Shota Rustaveli, il poeta del XII secolo che scrisse "Il cavaliere con la pelle di pantera", il libro che qualunque georgiano sa citare.
Si percorre a piedi in mezz'ora abbondante, o in due fermate di metro se il caldo stringe. Davanti al Parlamento c'è una targa che vale la pena di leggere: il 9 aprile 1989 l'esercito sovietico disperse qui una manifestazione e morirono ventuno persone, quasi tutte donne. Quel giorno pesa ancora sulla politica del paese.
Piazza Metekhi
Il re a cavallo che guarda la città dall'alto della rupe è Vakhtang Gorgasali, il fondatore di Tbilisi secondo la tradizione; la statua è del 1967. Accanto, la chiesa di Metekhi, della fine del XIII secolo, costruita da Demetrio II sopra un'altra del V. Qui ci fu il palazzo reale per secoli, e nell'Ottocento e in epoca sovietica l'edificio fu una prigione: ci passò anche Gor'kij. Poi divenne teatro e nel 1988 tornò a essere chiesa.
Veniamo qui per la vista, che è la migliore della città bassa: i bagni sulfurei proprio sotto, Narikala di fronte e il fiume che passa in mezzo. È una sosta di quindici minuti che quasi sempre si allunga per le foto.
Fortezza di Narikala
Saliamo con la funivia che parte dal parco Rike e attraversa il fiume in due minuti; costa quanto un biglietto della metro e si paga con la stessa tessera. In cima c'è Narikala, o quello che ne resta: la fondarono i persiani nel IV secolo, la ampliarono gli arabi nell'VIII e i georgiani nel XII, e nel 1827 un'esplosione della polveriera si portò via buona parte delle mura. La chiesa di San Nicola, all'interno, è del 1997 su fondamenta medievali.
Il motivo per salire non sono le pietre ma la vista: tutto il centro storico, le cupole dei bagni, il fiume e Metekhi di fronte. Attenzione, le mura non hanno parapetto e la roccia è levigata da tanti piedi. Da qui si scende a piedi per il quartiere di Betlemi fino ai bagni, e lungo la strada si passa accanto alla Madre della Georgia, la statua di alluminio del 1958 che veglia sulla città con una coppa in una mano e una spada nell'altra.
Abanotubani
Tbilisi vuol dire "luogo caldo", e il caldo viene da qui. Abanotubani è il quartiere dei bagni sulfurei, sulla riva destra del Mtkvari, proprio sotto Narikala: cupole di mattoni a livello del suolo con i bagni sotto, e acqua che sgorga da sola a 37-40 gradi e sa di uovo. La leggenda dice che il re Vakhtang Gorgasali fondò la città nel V secolo dopo aver visto un fagiano ferito guarire in queste acque. Puškin ci fece il bagno nel 1829 e scrisse di non aver mai visto niente di simile.
Si può passeggiare e guardare, ma quello che vale la pena è entrare: una sala privata con vasca d'acqua calda e, se vuoi, uno scrub con guanto di crine che ti lascia la pelle nuova. In alta stagione bisogna prenotare, e serve portare costume e asciugamano o noleggiarli. La facciata di piastrelle azzurre è quella del bagno Orbeliani; gli altri sono più sobri fuori.
Anchiskhati
È la chiesa più antica ancora in piedi a Tbilisi, e non lo sembra: una piccola basilica a tre navate, di pietra senza ornamenti, nascosta in una via del centro storico. La fece costruire il re Dachi, figlio di Vakhtang Gorgasali, intorno al 530. Il nome viene dall'icona del Cristo di Ancha, arrivata qui nel 1664 da una zona che oggi è Turchia e che ora si trova al Museo d'Arte. Il campanile di mattoni, del 1675, è quello che si vede dalla strada.
Se capita di domenica mattina, entriamo durante la messa: il coro di Anchiskhati canta polifonia georgiana come si cantava secoli fa, ed è una delle cose che la gente ricorda di più del viaggio. Gli altri giorni è quasi vuota e si vede in dieci minuti. All'ingresso ci sono foulard per le donne.
6º Giorno - Tbilisi - Mtskheta - Gori - Uplistsikhe - Borjomi - Akhaltsikhe
Strada totale del giorno - 245KM 3 Ore e 33 Minuti Partiamo dopo colazione. In programma Jvari, Svetitskhoveli, Uplistsikhe, il museo di Stalin e Borjomi; 245 km a tratti. Strada 25KM 0 Ore e 36 MinutiJvari, il Monastero della Croce
Dalla strada per Tbilisi si vede una chiesetta in cima a una collina spoglia, sopra Mtskheta. È Jvari, "la croce", e sta lì perché, secondo la tradizione, nel IV secolo santa Nino piantò in quel punto una croce di legno quando convertì la Georgia. La chiesa attuale fu costruita tra il 586 e il 605 e servì da modello per molte altre del paese: pianta a croce con quattro absidi e una cupola al centro, quasi senza decorazioni. È Patrimonio UNESCO insieme a Mtskheta.
Quello che si ricorda è la vista: in basso si uniscono l'Aragvi e il Mtkvari, ognuno di un colore, e in mezzo la cattedrale di Svetitskhoveli. Lermontov ambientò qui il suo poema "Mtsyri". C'è quasi sempre vento, quindi una giacca non è di troppo nemmeno a luglio. Venti minuti, mezz'ora se la giornata è limpida.
Strada 13KM 0 Ore e 18 Minuti
Svetitskhoveli
Per un georgiano questa è la cattedrale, punto. Sta a Mtskheta, l'antica capitale, a 20 km da Tbilisi, e quella attuale fu costruita tra il 1010 e il 1029 sopra la chiesa del IV secolo del re Mirian, quello che convertì il paese al cristianesimo. Sotto, secondo la tradizione, è sepolta la tunica di Cristo: la portò da Gerusalemme un ebreo di Mtskheta, sua sorella Sidonia morì abbracciata a essa e furono sepolte insieme; dal punto crebbe un cedro, e dal suo tronco uscì la colonna che dà il nome al tempio, "la colonna che dà la vita". Qui si incoronavano e si seppellivano i re; le lastre di Vakhtang Gorgasali e di Erekle II sono nel pavimento.
È Patrimonio UNESCO dal 1994 e nel fine settimana i matrimoni si susseguono, quindi a volte tocca aspettare alla porta. Foulard per le donne e spalle coperte per tutti. Mezz'ora dentro, un'altra nei vicoli intorno, che vivono di turismo ma conservano l'aria di paese.
Strada 61KM 1 Ore e 5 Minuti
Uplistsikhe
Una città intera scavata nella roccia, a 10 km da Gori sopra il fiume Mtkvari. A Uplistsikhe si è vissuto dal primo millennio avanti Cristo fino al Medioevo: prima centro pagano, poi cristiano, e sempre un punto di passaggio delle carovane. Restano strade intagliate, una sala con il soffitto che imita travi di legno (la chiamano "sala della regina Tamar"), torchi per il vino, un tunnel che scende al fiume e una chiesa di mattoni del X secolo piantata sopra tutto. I mongoli la svuotarono nel XIII secolo e non si riprese più.
Un consiglio: d'estate non c'è ombra e la roccia scotta, quindi meglio la mattina presto o a fine giornata, e con scarpe che facciano presa, perché la pietra levigata scivola. In un'ora si sale fino alla chiesa e si vede il fiume dall'alto.
Strada 14KM 0 Ore e 20 Minuti
Museo di Stalin
Gori è la città dove nacque Iosif Dzhugashvili nel 1878, e il museo che gli dedicarono nel 1957 è ancora aperto quasi com'era allora. Sono tre cose: la casetta di legno dove nacque, protetta sotto un padiglione di colonne; l'edificio principale, un palazzo in stile sovietico con i suoi oggetti personali, foto, regali di capi di Stato e una delle copie in bronzo della sua maschera mortuaria; e il vagone blindato con cui viaggiò a Yalta e a Potsdam, perché non amava volare.
Lo diciamo chiaramente: il museo racconta la versione gentile. C'è una piccola sala sulla repressione, aggiunta tardi, e poco altro. Il resto lo raccontiamo noi lungo la strada, e la visita, di un'ora, finisce di solito in una lunga conversazione in auto.
Strada 84KM 1 Ore e 14 Minuti
Borjomi
L'acqua frizzante che si beve in tutta l'ex Unione Sovietica esce da qui, e viene imbottigliata dal 1890. Borjomi fu la stazione termale dei Romanov, che si costruirono un palazzo a Likani, all'ingresso del paese, e di quello resta un'aria di città d'acque d'altri tempi: ville di legno, un parco centrale del 1850 con la sorgente dove chiunque riempie la sua bottiglia (esce tiepida, salata e frizzante, e non a tutti piace) e una funivia che sale a un belvedere con ruota panoramica.
Un'ora per il parco e la sorgente; per chi cammina, dal fondo del parco parte il sentiero di 3 km per le piscine sulfuree nel bosco. Il paese è la porta del parco nazionale Borjomi-Kharagauli e l'ultima sosta con negozi e banche prima di Vardzia.
Strada 48KM 0 Ore e 55 Minuti
7º Giorno - Akhaltsikhe - Vardzia - Khertvisi - Bavra - Gyumri
Strada totale del giorno - 193KM 4 Ore e 5 Minuti Oggi cambiamo paese. Vardzia; conta un'ora per la frontiera. 193 km in tutto. Strada 60KM 1 Ore e 20 MinutiVardzia
Una parete di roccia lunga 500 metri bucata su 19 piani: questa è Vardzia, la città-monastero che la regina Tamar completò intorno al 1185 nella valle del Mtkvari, a 60 km da Akhaltsikhe. Arrivò ad avere migliaia di ambienti; il terremoto del 1283 si portò via l'intera facciata e lasciò allo scoperto quello che si vede oggi, circa 600 sale tra celle, cantine, refettori, una farmacia e canali d'irrigazione scavati nella pietra. Nella chiesa della Dormizione ci sono gli affreschi del XII secolo, con uno dei pochi ritratti di Tamar fatti quando era in vita.
È ancora un monastero, con pochi monaci, quindi alcune zone sono chiuse. La visita dura un'ora e mezza, quasi tutta su scale e in tunnel stretti: non è per chi soffre di ginocchia o di claustrofobia, anche se ci sono percorsi che evitano i passaggi. D'estate il sole batte sulla parete da metà mattina; andiamo il prima possibile.